Il Centro multimediale cittadino ha ospitato la conferenza intitolata “Le barche e le vele nel mondo pittorico di Toni Macchi”. Il relatore è stato il prof. Libero Benussi, che si è soffermato su come siano cambiate le imbarcazioni e le vele tipiche dell’acquatorio rovignese a partire dal 1900 fino ai giorni nostri. Intorno al relatore i quadri del maestro (oltre sessanta) che sono visibili fino al 29 di questo mese.
Il prof. Benussi, facendo riferimento alle tele di Antonio Toni Macchi (1897-1981), artista autodidatta che nei suoi quadri dipinse le vele appartenenti alla sua epoca, andate poi in disuso nel corso degli anni, ha proposto uno studio approfondito e dettagliato sul tema. Con una serie di proiezioni delle suggestive vedute del porto di Rovigno, raffigurate da “sior Toni”come lo ha sempre chiamato il prof. Benussi, il pubblico incuriosito si è lasciato trasportare lungo le rive di Sottolatina, Punta San Nicolò, la piazza centrale e il Molo piccolo, riscoprendo dettagli minuziosi del ricco opus delle vele al terzo dipinte e decorate con particolare cura e creatività dai rovignesi.
Il porto con i batei, i topi, i bragozzi, i trabaccoli, le batane e i barchini, creava un’ambiente vivace attorno al quale ruotavano mestieri e lavori legati al mare. La vela è sempre stata il simbolo, l’emblema caratteristico e più appariscente del bragozzo chioggiotto, un’imbarcazione caratteristica spesso rappresentata dal Macchi, la cui dipintura delle vele era eseguita usando i colori più facili da recuperare ai quei tempi: l’ocra, il rosso mattone, il nero e a volte l’azzurro, il verde e il marrone: colore in polvere, che veniva sciolto in acqua di mare. Non mancavano le decorazioni che abbellivano gli scafi delle barche dei pescatori costruite in faggio precotto, le quali venivano benedette dal sacerdote con l’acqua santa in occasione della Festa di San Pietro e Paolo nel mese di giugno. A testimonianza di tale momento religioso, una foto in bianco e nero del 1937 della Regata di barche tradizionali con vela al terzo o latina.
Durante la serata sono state inoltre proiettate fotografie e cartoline di Rovigno raffiguranti batane coperte, batane con albero maestro, usate come imbarcazione d’appoggio per la pesca, tra le quali la Saturnia, la batana più grande mai costruita a Rovigno lunga otto metri e mezzo, la Risorta, con la sua vela degli anni ’30 siglata R68, e poi la Luigia del 1936.
I motivi dipinti sulle vele potevano rappresentare fiori a sei o cinque petali, le iniziali del proprietario dell’imbarcazione, ma anche scene di vita quotidiana come ad esempio un parrucchiere intento a pettinare una ciocca di capelli oppure San Giorgio che uccide il drago, motivo che però come spiegato dal relatore non raffiora nella memoria e nei ricordi dei pescatori rovignesi.
Questa ricerca scientifica e intellettuale svolta dal prof. Libero Benussi, è racchiusa sottoforma di catalogo personale e schematico delle vele al terzo usate dal popolo marinaro rovignese.
A concludere la serata, l’analisi sentita di un’opera con tracce dell’avanguardia. Il quadro dipinto dal maestro Macchi su commissione nel 1981, rappresenta il porto in bonaccia con alcune barche ancorate, una riva deserta, una Torre dell’orologio spogliata del suo leone marciano, un gioco di sole e luna sopra un mare in tempesta al largo di Rovigno. Dulcis in fundo, un omaggio in dialetto rovignese dedicato alla bellezza intangibile che traspare da ogni tela del “sior Macchi”.

