Serata letteraria alla CI: un tuffo nel passato tra ricordi e poesia

Giovedì sera, presso la sala grande della Comunità degli Italiani „Pino Budicin“ si è svolta la serata letteraria intitolata „Fasùpe Sutalateina“- Serata in poesia nel corso della quale è stato presentato il vasto opus creativo del concittadino Giovanni Trani. L’autore, accompagnato dai moderatori della serata, la prof.ssa Maria Sciolis e Paolo Trani, ha trasportato il pubblico attraverso i versi delle sue poesie, scritte in dialetto rovignese, in una rievocazione dei ricordi dei ragazzi che una volta abitavano in Riva Sottolatina. La serata è stata scandita da un intermezzo musicale a pianoforte a cura di Giulio Benedetto Uggeri Michelini, studente presso la SMSI di Rovigno, tra l’intervista del figlio Paolo all’autore e la lettura di poesie, portando il pubblico in un’atmosfera magica custodita vivamente nella memoria di chi un tempo l’ha vissuta a pieni polmoni.
In una scenografia spettacolare, con due batane a vele spiegate con in prua i „ferai“ accesi e una melodia in sottofondo suonata a pianoforte, ha avuto inizio la serata dedicata alla poesia del poliedrico artista rovignese Giovanni Trani. „Gianni è figlio della nostra bella Istria, con un cuore che batte in rovignese.“ Con queste parole, la prof.ssa Maria Sciolis, per l’occasione scesa nelle vesti di moderatrice della serata, ha descritto il compagno d’infanzia e collega Giovanni Trani, ripercorrendo la sua biografia tra racconti, ricordi e ritratti degli amici in Riva Sottolatina.
Le dieci poesie, sono state recitate e interpretate ad alternanza dall’autore stesso, da Marina Ferro Damuggia e Chiara Rocco, suscitando tra i presenti diverse emozioni e un riaffiorare di ricordi intimi. Rovigno, nelle poesie di Trani, viene paragonata a un libro di storia dal quale attingere ogni qual volta si ha il bisogno di riflettere, di vedere oltre l’orizzonte di „un mare che sembra sempre in bonazza“. Vengono descritti nelle poesie i ragazzi sbarazzini che giocano in riva i giochi di una volta: a pisuco, a biglie, a balena scondi, a guardie e ladri, mentre sotto ai loro piedi brillano le pietre nelle quali si specchiano le gocce di sudore degli avi, lasciando un’impronta indelebile del passato che oggi si riflette in una Rovigno mutata nel tempo.
L’autore, intervistato dal figlio Paolo durante la serata, si confida con il pubblico, dicendo che attraverso il suo lavoro artistico desidera creare una sorta di testamento per chi resta, attraverso un ritorno alle origini, come lo è per lui stesso il potersi esprimere in dialetto rovignese; il dialetto del padre e del nonno dal quale ha appreso l’abilità del calafato. Ed è proprio come il costruttore di batane da un’impronta unica alla sua imbarcazione, così pure Giovanni Trani, esprime e imprime di nostalgia, di ricordi e colori le sue poesie, i suoi racconti, le sue tele e le sue tanto amate batane.
„Ca biel ca xi a nu savi“ concludono all’unisono la serata queste parole, rievocando i giorni nei quali noi tutti eravamo bambini senza sapere quello che il domani avrebbe portato, ma ora che siamo uomini liberi e adulti è ancora bello non sapere? Giovanni Trani, risponde, sicuro: A volte, è bello non sapere“, dedicando un’ultima poesia al caloroso pubblico rovignese.
Roberta Ugrin

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