I Hütterott e la loro “eredità”

La storia a volte va “romanzata”.

Quante volte ci è capitato di leggere un libro e poi, vedendo il film tratto dal medesimo, di chiedersi: “ma è andata proprio così?”

Chi più e chi meno, tutti noi locali conosciamo la famiglia dei Hütterott. C’è chi l’attribuisce al nome dell’isola “Crveni Otok” o “Isola Rossa”, chi invece identifica il nome della famiglia legandola all’isola di “Sant’Andrea”.

Ed è proprio Sant’Andrea il nome originale dell’isola, che con il passare delle vicissitudini della storia si trasforma poi in Isola Rossa (Crveni Otok). Con l’avvicendarsi degli anni e delle traversie della storia, succede che si incontrano dei termini che si sentono pronunciare oggi molto frequentemente, e che però fanno riflettere, soprattutto coloro che la storia la conoscono un po’ più a fondo.

Une di questi termini è, ad esempio, quello di “ostavština”, usato con il significato italiano di “lascito”. Ultimamente lo ritroviamo scritto nelle locandine degli alberghi, lo si sente dire dalle guide turistiche, lo si riscontra nelle legende presenti alle mostre d’arte.

Ma siamo davvero sicuri che sia legittimo associare il termine “ostavština” ai beni della famiglia Hütterott?

George Von Hütterott, che morì a Trieste nel 1910, nel 1890 aveva acquistato l’isola di Sant’Andrea, i terreni di Monte Mulini e Montauro. Dopo la sua morte, sua moglie e le sue figlie ereditarono le proprietà rovignesi e nel 1927 si trasferirono, moglie e una figlia, definitivamente a Sant’Andrea, rimanendoci a vivere serenamente fino al 1945. In una calda sera di quell’anno, dopo essere state definite “nemiche del popolo”, vennero uccise a sangue freddo nelle stanze della loro proprietà. I corpi vennero gettati in mare, legati ad un peso per far sì che lì ci rimanessero.

I loro averi furono trafugati e portati in ogni dove: dalle case private, ai musei, nei ristoranti, negli alberghi. Il loro parco e i loro beni vennero nazionalizzati e la loro lussuosa residenza trasformata in un albergo.

Se conosciamo la storia, nasce la spontanea la domanda: è giusto attribuire il termine di “lascito” ai beni della famiglia Hütterott presenti nella nostra località?

Di Matteo Tromba

5 commenti su “I Hütterott e la loro “eredità””

  1. Gabriele Sponza

    Direi proprio che il termine lascito è assolutamente inappropriato, è esattamente quello che è successo ai mie genitori e nonni che a Rovigno possedevano una casa di 3 piani in via Carrera 42, certo e per fortuna non è stato così drammatico ma nel 1951, quando sono venuti via dall’Istria, hanno lasciato “spintamente” tutto!

  2. Susanna Benussi

    Sappiamo bene che è stato un appropriamento indebito. E stata una pratica molto in uso in quegli anni, a danno di molti di noi. Spesso facevano firmare degli atti di ‘lascito’ con L inganno. Come è successo a mia nonna Elena, dopo che le hanno ammazzato di botte il marito, mio nonno Andrea Benussi ammazzati proprio con il fine di derubargli le proprietà. Se proprio vogliamo chiamare le cose con il loro nome, poi che lascito lo definirei furto con crimine
    Bravo Matteo e grazie

  3. Anche noi piu’ giovani abbiamo visto con i nostri occhi quello che succede durante una guerra o nei primi anni dopo. Si chiama “nebbia di guerra” (“war fog” come la chiamano gli anglossassoni), e nella nebbia ci sono criminali che approfittano della societa’ fuori equilibrio per commettere crimini senza senso ne umano ne storico ne pratico. Mi riferisco all’uccisione di civili (e altri crimini contro le persone che non sono in alcun modo ostacolo al compimento di un obiettivo militare o politico).
    Per quanto riguarda la nazionalizzazione dei beni l’ordinamento comunista che stava nascendo in quegli anni non prevedeva la proprieta’ privata di tali possedimenti, suppongo ancormeno da parte di chi certo non li ha costruiti.
    Come verrebbe vista ora una Croazia che decidesse di vendere l’Isola Rossa (Originariamente “Isola di Sera”) ad un ricco straniero? Anche a un “tajkun croato”? Suppongo che non ci sarebbero troppe voci qua’ in difessa della proprieta’ privata di tale tipo di possedimento.
    La nazionalizzazione e’ una pratica in uso anche oggigiorno e non solo in Croazia.
    Anche la casa dei miei bisnonni, costruita dalle fondamenta da mio bisnonno e mio nonno, e completata poi nei primi anni 2000, e’ stata nazionalizzata negli anni del secondo dopoguerra, ma nessuno ha buttato fuori di casa la mia famiglia, infatti la parte della famiglia che ha deciso di non abbandonare “sangue e sudore dei miei genitori”, come mio nonno soleva dire, hanno continuato ad abitare in quella casa liberamente e senza alcun problema, ed ora ancora ci abita mio zio.
    C’e’ poi da considerare una specifica denominazione, “optanti”. Jugoslavija ed Italia hanno firmato un accordo riguardo le proprieta’ degli esuli. Si puo’ parlare dell’ingiustizia di quell’accordo, ma l’accordo e’ bilaterale ovvero firmato anche dall’Italia. E certo sbagli sia in buona che cattiva fede sono stati fatti (approfittatori di guerra e gelosie spesso dei vicini di casa rovignesi) ed e’ stata designata “optante” gente che non lo era o gente che ai tempi della nazionalizzazione era morta da tempo. E’ possibile ci siano state anche altre situazioni non riassumibili sotto il termine “optante”.
    “Lascito”. L’Isola Rossa e il resto del territorio un tempo posseduti dalla sudetta famiglia non sono stati costruiti dalla famiglia Huttarott, quindi a mio parere non sono un loro lascito, sono il lascito della natura che li li ha creati. Parte della sudetta famiglia ha dato per esempio un prezioso e sostanziale contributo alla flora di Punta Corrente del quale certo i rovignesi sono grati ma non e’ un lascito poiche’ e’ da ricordare che se fossero stati compiuti i desideri e proggetti di almeno uno dei membri della famiglia austriaca in questione Punta Corrente sarebbe diventata complesso turistico privato e non certo patrimonio collettivo. Altro che privatizzazione delle coste.
    Tornando al tema della nazionalizzazione di beni, nei primi anni 90′ alla mia famiglia e’ stato tolto un pezzo di terra appartenente alla casa su nominata, pezzo di terra rubato dalla Croazia “Democratica”in cambio di terra mai ricevuta. Si tratta del pezzo di terra di fronte alla “Narodna Obrana”. Differenza con la Jugoslavia? La Croazia ci ha tolto l’uso di quella terra senza nessun accordo bilaterale e riconpensa neanche simbolica ne inadeguata che sia.
    La Croazia ci ha poi fatto comprare (a tanti cittadini) le proprieta’ nazionalizzate dalla Jugoslavia spesso anche con i risparmi di famiglia che ci hanno rubato per pagare armi e droga durante la guerra. Se erano tanto “democratici” e rispettosi della proprieta’ privata avrebbero reso le proprieta’ private di chi non e’ mai stato “optante” negli anni del secondo dopoguerra.
    E durante la guerra del 90′ (esperienza di famiglia anche questa) sono stati uccisi, dagli ustascia (nazionalisti croati), 2 appartenenti alla nostra famiglia poiche’ appartenenti all’etnia “sbagliata” e in possesso di terre e possedimenti che agli ustascia facevano gola. Criminali e approfittatori di guerra nella nebbia di guerra, gli stessi degli anni 40′, nazionalisti croati. In “democrazia” o “comunismo” il male rimane lo stesso, criminali nazionalisti nazzi fascisti. La Jugoslavia aveva i suoi motivi per non perseguirli, e penso che alla luce dei fatti storici successivi e’ ovvio che l’intento Jugoslavo non e’ stato ottenuto nonostante il sacrificio imposto alle famiglie delle vittime che si sono viste negare giustizia. E la malattia ustascia e’ sopravvissuta ai giorni nostri mietendo nuove vittime negli anni 90′ con mezzo miglione di nuovi esuli tra le file dell’ etnia “sbagliata” di turno. E di nuovo non c’e’ voce di nessuna istituzione che domanda giustizia e la condanna degli ustascia nazionalisti croati di entrambe le guerre. La generalizzazione della colpa protegge i criminali ustascia.
    Ora nella Croazia “democratica” perche’ le istituzioni della comunita’ degli italiani dell’Istria non esigono visione dei documenti antichi, e di sapere nomi e cognomi dei criminali, nomi e cognimi di chi ha ucciso e per decisione e ordine di chi anche le donne della famiglia Huttarott e tutte le altre vittime del secondo dopoguerra? Vogliamo vedere biografie di questi criminali. Sono arrivati dalle file degli ustascia di Pavelic unitesi ai partigiani solo quando era ovvia la futura disfatta del nazzifascismo? E perche’ nessuno domanda i nomi dei traditori (nazionalisti croati) che hanno consegnato ai nazisti i capi della resistenza (guardacaso italiani) appena prima della ritirata nazzifascista? Perche’ la Croazia odierna ha ancora paura di dare i nomi?! Forse perche’ in nazzifascismo croato e’ ancora vivo e vegeto e vota? Forse.

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